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L’inferno sono le bolle. Vol 5

Bolle copertina

L’inferno sono le bolle. Vol 5

Un altro mese è passato e siamo ancora qui, ancora noi, ma non dovevamo non vederci più? E invece eccoci di nuovo a scoppiare bolle per cercare di fare luce sul meraviglioso paesaggio italiano del mondo videoludico, un mondo fatto di persone che conoscono il grado più alto di libidine raggiungibile da un essere umano: non giocare, ma parlare di quello a cui si gioca. 

Iniziamo con un volto nuovo per la nostra rassegna: Alessandro Redaelli, regista del bellissimo documentario “Game of the Year” e diventato negli ultimi anni una delle voci più autorevoli in rete per il mondo VR.

In questo articolo affronta una delle questioni più annose dell’industria videoludica, ovvero il VR e il suo destino. Si tratta di un breve resoconto del “primo, fallimentare, decennio di grande realtà virtuale” che cerca di fare chiarezza sui meriti di questa tecnologia finora incompresa.

Nascita e morte della realtà virtuale – Alessandro Redaelli

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Facendo uno strappo alla regola di questo format, aggiungo una breve considerazione, perché l’argomento mi preme e perché in fondo non c’è nulla che amo di più che ascoltare il suono dei miei pensieri. Oltre ai limiti tecnici e soprattutto alla mancanza di fiducia dell’industria in questa tecnologia, non è che è la storia del VR dimostri anche come il “modello” di videogame ad esso associato sia alla fine meno attrattiva di quanto pensiamo? Parlo dell’idea “immersiva” del videogioco come un mondo “alternativo” nel quale vogliamo entrare per separarci e allontanarci da quello ordinario in cui ci troviamo. In fin dei conti, il VR è la tecnologia che più potentemente realizza questo tipo di schema. Ecco invece cosa indicano le scelte dei giocatori: multiplayer, tecnologia portable, mobile gaming, tutte forme che hanno in comune l’idea di un videogioco che si interseca, si integra, che rimane una realtà distinta ma mai completamente disconnessa da quella circostante. Forse non è la VR a essere sbagliata, è l’idea che il videogioco rappresenti il nostro desiderio di abbandonare questo mondo per entrare in un altro, mentre invece ciò che realmente vogliamo quando giochiamo, o appena dopo, è che sia il mondo del gioco ad invadere il “nostro”. 

Il resto del nostro spazio ce lo prendiamo per una bella carrellata di articoli che trasudano amore per questo medium.

Iniziamo con Dispatch. Andrea Sorichetti ce lo presenta insieme al suo disagio per le storie di supereroi, disagio che Dispatch ha avuto il merito di saper oltrepassare. 

Recensione: Dispatch

Andrea Sorichetti

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Rimaniamo sullo stesso titolo con la video analisi di Lorenzo Fantoni che, invece, ce lo presenta in maniera più coinvolta, come un titolo che, oltre a essere ben realizzato, riesce a toccare corde profonde.

Dispatch – una bellissima storia di perdenti. – Lorenzo Fantoni

Continuiamo con un classico che, come tutti i classici, non apparterrà mai al passato ma solo al futuro: Disco Elysium. Lo scrittore Vanni Santoni ce ne parla e, da esperto di racconti qual è, riesce perfettamente a inquadrarne una caratteristica distintiva che forse potrebbe essere intesa anche più in generale, come una leva caratteristica del modo di narrare videoludico : la digressività.

Disco Elysium: un classico contemporaneo, anche per chi non giocaVanni Santoni

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Clair Obscur 33 è invece un gioco che aspira a diventare un classico. Solo il tempo ci dirà se così sarà, ma di questa opinione è già sicura Marina Pierri che ci racconta il suo confronto con il gioco, profondo e inteso.

Clair Obscur: Expedition 33, il doppio e il labirinto: il videogioco ad alto impatto emotivo che interroga la memoria famigliareMarina Pierri

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Continuiamo sempre con Marina Pierri che questa volta, invece, ci offre una bella retrospettiva riuscendo a unire in un’unica trama argomentativa entrambi i titoli di Super Giants: Hades I e II. Quello che ne risulta è un’analisi ma anche un racconto molto personale, e tuttavia radicato in una trama culturalmente più ampia di quanto a primo acchito sembrano offrire i due titoli. Parlare di videogiochi non dovrebbe sempre significare sempre questo?

Hades I e II, morire e rinascere a nuoto nel fiume Stige tuffandosi nel mostruoso femminile – Marina Pierri

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Concludiamo con Pia Colucci e The Dredge, un titolo di cui abbiamo già sentito molto parlare ma forse non in maniera così perspicua. L’articolo ha il merito di restituire la qualità del dibattito internazionale sul videogioco, dibattito che è già maturato molto rispetto agli stereotipi sul settore e a quanto arrivi al grande pubblico. Grazie anche a questo l’autrice dell’articolo riesce a fornirci una cornice interpretativa importante, punto di partenza per una possibile analisi transmediale che speriamo abbia il tempo di continuare: il rapporto tra l’orrore e il cozy

Quando il cozy diventa dark: l’esempio di Dredge – Pia Colucci

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