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Pokémon Infinite Fusion e il risveglio della Belva

Pokémon Infinite Fusion e il risveglio della Belva

Tutte gli sprite utilizzati per questo articolo sono presi dal database di Pokemon Infinite Fusion o per gentile concessione del nostro amico Kelith

Marcello: Se c’è un vettore fondamentale per la diffusione di un sano spirito ludico, beh, quello è il mostro. Non si tratta solo di figure letterarie o folkloristiche, manifestazione dell’inconscio individuale e collettivo, i mostri sono sempre anche un’occasione di gioco, un’occasione per liberare creatività e immaginazione. Gli anni ‘90 sono stati gli anni dell’affermazione di una certa egemonia nipponica sull’industria culturale, almeno per i millennial come me, e il coronamento di questo movimento sono stati non a caso dei mostri, più teneri, più piccoli, tascabili, dei Pocket Monster: i Pokémon per l’appunto. 


A quasi 30 anni dalla loro creazione, i Pokémon sono ancora tra noi più presenti che mai, sotto forma di praticamente qualunque oggetto commerciabile, dai videogiochi ai copriwater. Quest’ordalia merceologica rischia però di nascondere la vera forza creativa che ancora sanno sprigionare. Il prodotto commerciale rischia di mettere da parte la loro natura di Mostri. Qui ci viene in aiuto il nostro amico Kelith, ospite del primo episodio della nostra rubrica “Non esiste il metagame”. È una storia bellissima, di passione per la tecnologia, passione creativa ma anche resistenza ai processi meccanici, di conflitto tra automatismo e immaginazione, di comunità e famiglia, di differenza tra tempo libero e tempo liberato, di divertimento attraverso la ricerca della massima applicazione. È una grande storia di vita e di come dovrebbe sempre essere.

Kelith: A casa nostra è normale alla sera stare un’oretta tutti assieme davanti alla tv, prima che per le Belve sia ora di andare a nanna. A seconda dei periodi ci si guarda una serie tv, un film, un anime oppure papà che gioca (il vero focolare domestico è quello videoludico!). Il programma non prevede mirabolanti evoluzioni di uno streamer ultraskillato, da noi si guarda il papà quarantenne rancoroso che overlivella per non fare brutte figure col boss.

Gioco a Pokémon praticamente da sempre, dal primo titolo per Game Boy. Come spesso accade, purtroppo, durante la maturità la passione ha dovuto cedere il passo ad altre incombenze. Ma fortunatamente con essa possono accadere cose meravigliose che portano la maturità stessa a finire. Ho ripreso a giocare seriamente da quando m’è nata una Belva a cui ho attaccato la malattia del videogioco e che mi ha chiesto, all’uscita, di giocare a Leggende Pokémon: Arceus. È stato un colpo di fulmine che ha unito ancora di più padre e Belva. Abbiamo passato ore a camminare per Sinnoh (la regione in cui è ambientata questo capitolo della saga), a catturare tutte le bestie che ci si paravano davanti, a completare la storia, esplorare l’endgame, divertirci a fare i cacciatori di shiny (versioni speciali di Pokémon).

Da lì, si è riaccesa la passione per tutto quanto fosse ricollegabile a quel mondo. Abbiamo iniziato a giocare ai vari titoli ufficiali su Switch, guardare gli streamer su YouTube, scoprire il mondo delle fanart fino a precipitare nel buco nero dei giochi fanmade (giochi non ufficiali sviluppati dagli utenti stessi).

È stata la Belva a incrociarli per prima. Stava seguendo il suo streamer preferito dell’epoca, quando vede che sta giocando a un gioco vecchio… pare Pokemon: Rosso Fuoco, a vederlo così… Si gira per Kanto… c’è Gary… c’è il professor Oak. Il protagonista entra nell’erba alta e… quello cos’è? Non era un Rattata. Non era un Pidgey. Era un Pidtata.

Pidtata
L’arte combinatoria ha sempre il suo fascino

“Ma che diavolo è un Pidtata?!” Beh, è la fusione di due Pokémon: un Pidgey e un Rattata, ovviamente. In quel momento capiamo che non abbiamo di fronte il solito esponente dei giochi ufficiali Game Freak, si tratta di Pokémon Infinite Fusion (da ora PIF).

PIF è un gioco fanmade nato nel 2015, ispirato alla fascinazione di molti fan per un episodio del manga Pokémon: La Grande Avventura. Nel fumetto il capo del Team Rocket, Giovanni, crea il Pokémon definitivo fondendo i tre leggendari di Kanto (Moltres, Zapdos e Articuno).

Thu-Fi-Zer
Thu-Fi-Zer, conosciuto anche come “Zapmolcuno”

Da qui nasce un sito, Japeal, che permette di fondere tutti i Pokémon uno con l’altro. Il sistema funziona così: il primo fornisce la testa e i colori, il secondo il corpo. Una volta aperto un simile vaso di Pandora, la possibilità che venga creato un intero nuovo gioco basato su questo sistema è inevitabile. 

Tra il momento in cui scopriamo PIF e quando effettivamente iniziamo a giocarci passa un po’ di tempo. A casa non ho un PC da gioco ma solo una Switch e una Steam Deck, di conseguenza tanti giochi fanmade mi sono preclusi. O meglio, per poterci giocare devo avere tanta voglia di faticare prima per renderlo giocabile su Steam Deck. Il gioco mi attirava ma non ero in vena dello sbattimento: c’era da giocare a Scarlatto e Violetto, anche Baldur’s Gate 3 chiedeva la mia attenzione, poi i Paradox, CP2077, il recupero di Spada e Scudo su Switch. Insomma, io me ne ero dimenticato.

La Belva no e ogni tanto tornava alla carica per chiedermi di scaricarlo e giocarci (per fortuna che ci sono i figli a ricordarci le cose importanti della vita, altro che Baldur’s Gate!)

Decido quindi che posso sopportare l’urto dell’adattamento per Steam Deck e inizio a guardare su YouTube come fare a renderlo giocabile. Modalità desktop, scaricare roba per far girare roba Windows in Linux, installarla, configurarla giusto un pochino, versioni Proton particolari… Ok, il solito pacchetto di scocciature.

La prima cosa che mi balza agli occhi una volta avviato il gioco è che le immagini dei mostri, i loro sprite, sono diversi da quelli che ricordavo dai video che guardavo con la Belva. Sono molto più belli. Estremamente vari nelle pose, alcuni con dei rimandi a quelli classici o a carte da gioco fisiche. 

I primi tempi gioco e basta. Belva mi guarda giocare, mentre la Belvessa, quando appare, chiede solo di fare qualche fusione, ride e se ne va. Io sono bello pimpante come non mi capita spesso. Ho in testa una squadra composta da tipi, più che da Pokémon, perché con le fusioni riesci a tirar fuori delle bestie belle da giocare. Con cosa giochiamo questa palestra? Con un bel spettro/normale, quasi senza debolezze, o un fuoco/acciaio, bello aggressivo, o un acqua/terra, utile in tantissime situazioni? Uno dei tipi che volevo assolutamente in squadra era un volante/elettro con gli attributi. Mi metto di impegno e livello il mio Pikalucha (unione di Pikachu e Hawlucha) fino a farlo evolvere. Tra le mani mi trovo un Railucha. Ed è nammerda fotonica. Lo sprite è quello di Japeal, ed è davvero tremendo. All’improvviso fatico a giocare perché non sopporto la vista di quell’obbrobrio. Ma è forte e in squadra mi serve, che fare?

Railucha japeal
Difficile giocare quando ti sanguinano gli occhi…

PIF è stato sviluppato su RPG Maker, lo stesso engine (un software che serve per sviluppare giochi) che molti vecchietti come me hanno usato alle superiori per creare le proprie avventure (non a caso, RPG maker è stato uno degli strumenti cardine per la rivoluzione indie e intimistica che i videogiochi hanno vissuto intorno al 2010). La community mette insieme un pacchetto grafico dedicato che diventa la base comune di decine di altri progetti. Questo ha reso riconoscibili edifici, percorsi e ambientazioni, permettendo a chiunque di contribuire a nuovi giochi ambientati nell’universo Pokémon. A riguardo c’è un mondo intero da scoprire: alcuni titoli propongono regioni inedite, altri cambiano completamente genere, trasformandosi in gestionali o giochi di ruolo alternativi.

All’inizio, PIF utilizza le immagini generate automaticamente dal sito di Japeal, ma presto la community vuole andare oltre. I risultati automatici, per quanto affascinanti, producevano spesso ibridi grotteschi — a metà tra il ridicolo e l’inguardabile. Così, i giocatori iniziano a disegnare da sé gli sprite da inserire nel gioco, personalizzandoli in locale e condividendo le proprie squadre online.

Giocare a PIF è giocare a un classico gioco Pokemon ma è anche molto altro. È partecipare a una community di artisti, programmatori e appassionati che decide di collaborare per migliorare ogni singola fusione.

Ma quando i contributi diventano centinaia, poi migliaia, emerge un problema: ogni autore ha il suo stile, e il gioco rischia di perdere coerenza visiva.

Il team di sviluppo allora stabilisce delle regole condivise per mantenere l’estetica coerente con quella dei giochi della terza generazione. Ogni sprite deve sembrare “ufficiale”, non un corpo estraneo all’interno del mondo di gioco. 

Faccio quello che faccio quando mi si occupa la testa. Prendo un foglio di carta, faccio uno schizzo, lo definisco un po’. Rifino un altro pochino, ché più guardi le cose e più ti schifano, poi lo fotografo e lo mando a ChatGPT chiedendogli di sistemarlo e colorarlo secondo le regole che so essere giuste per il gioco. Gli chiedo di dargli un aspetto 8-bit e di restituirmi un file con sfondo trasparente, 288x288px. Ho la mia prima immagine personalizzata, il mio primo sprite custom.

Hawlucha +…
…Raichu =
.. RAILUCHA !

Corro a inserirlo in cartella. Carico il gioco e… Gioia e tripudio nel regno ! Sono insieme alla Belva, siamo entrambi emozionati mentre entriamo a controllare la squadra. Selezioniamo il Railucha e andiamo nella sezione per il cambio dello sprite. Eccolo lì, c’è davvero. Una roba fatta da me è dentro un videogioco! Un bel videogioco, tra l’altro. La voglia di giocare torna e torna forte. Altra fusione, altro sprite da creare. E stavolta non ci penso un minuto, sono già ad abbozzare il tutto. La Belva è talmente carica che vuole disegnarli pure lui. E poi mi dice: “son più belli di quelli del gioco!”

E lì l’ego mi frega.

Mi dico che in effetti è vero. Penso che dove ho trovato le istruzioni per inserire custom sprite si parlava di una community su discord. Mi convinco che adesso vado e gli faccio vedere che so fare. Carico i file, una breve descrizione e presentazione e premo pubblica. Wow, commenti immediati. A rispondermi è un bot che fa un check preliminare dello sprite inviato. Il bot accende un milione di lampadine di Natale per segnalarmi incongruenze.

Charizard +…
…Scizor =
…l’arrogante CHARIZOR !

Poi arrivano gli utenti. I commenti sono precisi, tecnici e parecchio taglienti. Mi rendo conto che forse avrei dovuto leggere meglio il regolamento. Molto meglio. I commenti sono vari, ma quello preoccupante è che si vede l’intervento dell’AI (quando c’è competenza e amore, l’intervento di un AI, anche se in buona fede, si nota subito). In pratica rischio, col primo post, di essere cacciato per sempre dalla comunità. Bene, benissimo direi. Spiego per cosa l’ho usato, ammetto che del regolamento avevo letto due righe, mi riprometto di rifare tutto da zero e col capo coperto di cenere me ne torno sull’iPad a disegnare. 

(Le prossime righe leggetele pensando alla soundtrack dell’allenamento di Rocky.)

Disegno, ripubblico. Tutto sbagliato. Riprovo, ripubblico. Tutto sbagliato. Bestemmio. Faccio un respiro e riguardo gli errori segnalati. Il grosso è ancora la presenza massiccia di mezzi pixel e pixel trasparenti. Che non capisco da dove arrivino. Tra i commenti un’anima pia mi chiede cosa uso per disegnare. Quando gli dico che è Procreate (tipo l’app di disegno più utilizzata e performante su iPad) ride e mi dice che il problema è tutto lì, basta cambiare programma. Cambio programma, scelgo Pixquare. Ridisegno tutto da zero. Ripubblico. Il bot sentenzia: niente mezzi pixel o pixel trasparenti. Vittoria! Ma un utente arriva e mi dice che ho sbagliato le luci. Perché, sì, le luci arrivano da in alto a sinistra ma dovrebbero pure essere un po’ davanti al soggetto. Ridisegno, ripubblico. I bordi non vanno bene, devono essere neri solo dal lato opposto della luce. Quelli sull’altro lato devono essere appena più scuri rispetto alle ombre, mentre i bordi delle zone luce devono essere scuri più o meno come le ombre. Tutto molto semplice, no?

La versione finale di Railucha

Per stimolare la creatività senza rinunciare alla coerenza, la community organizza eventi stagionali, piccole “sfide di spriting” con maggiore libertà stilistica ma sempre entro i confini delle regole comuni.

Oggi, dieci anni dopo, Pokémon Infinite Fusion è una realtà vivissima. Su Discord la community conta innumerevoli membri: un esercito di volontari che disegna, modera, consiglia e aiuta i nuovi arrivati a imparare gli strumenti del mestiere. Esistono bot di controllo automatico per verificare gli sprite, guide tecniche, tutorial, e perfino corsi informali di pixel art. Il tutto svolto gratuitamente, senza nemmeno un patreon per finanziarsi (almeno io non l’ho visto).

Il risultato è un ecosistema autoregolato, un laboratorio collettivo dove ogni contributo — anche il più piccolo — trova spazio, purché rispetti lo spirito comune: creare qualcosa che sembri davvero parte dell’universo Pokémon.

Disegno la sera, quando mi stanco di giocare, ma pure di giorno, durante qualche riunione di lavoro. Il commercialista parla, spiega, propone soluzioni operative e io ascolto, valuto le sue proposte e abbozzo una posa che dovrebbe avere uno Zapdos nel corpo di Mewtwo. Metto giù il blocco da disegno per dire la mia su di un processo aziendale e mi rimetto al disegno appena ricomincia a parlare qualcuno. È una roba strana. È una roba che arriva già dai tempi della scuola, quando i Professori spiegavano e io martoriavo i libri di disegnini. Non è propriamente svago, è un modo di tenere le mani occupate in modo che la testa sia più focalizzata sulle voci. Leggere, scrollare, guardare la tv, sono attività che mi annullano sul media. Ma se le mani si muovono, se stanno facendo qualcosa, le orecchie tornano a funzionare, l’attenzione sul mondo che mi circonda torna. Ed è stata una bella cosa da riscoprire.

Zaptwo
Zaptwo… il terrore dei commercialisti

Ad oggi, in un mese e mezzo, ho pubblicato dodici sprite, due concept sprite e due concept veri e propri (disegno classico, senza nemmeno il tentativo di fare lo sprite). Nessuno è stato buono alla prima. Nessuno. Anche quando andavano bene c’era comunque qualche dettaglio da sistemare. A volte si parla di un paio di pixel, a volte ci sono intere sezioni del disegno da buttare. La frustrazione, all’inizio, è stata altissima, quasi da dire mollo tutto. Poi, però, vedere così tante persone che si ritrovano, che si aiutano (con toni più o meno amichevoli, come da prassi internet, ma mai, devo dire, insultanti), che si sforzano con l’unico scopo di dare maggior vita ad un gioco da cui non guadagna nessuno, aiuta a non perdersi d’animo. Allora ho fatto domanda per diventare uno spriter. È una settimana che sono ancora più tecnici nell’analisi dei miei sprite. Mi risponderanno probabilmente tra qualche giorno per dirmi se il mio lavoro è soddisfacente.

Quindi? Quindi sono entrato nella tana del Pokemon Bianconiglio, ci sto scendendo dentro a fondo incontrando tutta la fauna varia e curiosa che la popola, facendo conoscenze e imparando un metodo di disegno che non avevo mai toccato.

È tutto bellissimo.

P.S.

Sabato apro discord tornato a casa da una passeggiata in mezzo ai colli. C’è una notifica che arriva dal canale della mia application as a spriter. Chissà che devo sistemare stavolta, mi dico. Apro e trovo questa schermata:

Sono diventato uno spriter!

Questo vuol dire che ho le competenze tecniche minime necessarie per dare feedback agli altri spriter e soprattutto per poter inserire i miei lavori nei contenuti ufficiali (ma soprattutto vuol dire che questa rubrica porta benissimo!)

Sono emozionato, non vedo l’ora che arrivi il prossimo spritepack per cercare i miei sprite e vederli ufficialmente dentro al gioco!

P.P.S.

Scrivere quest’articolo non sarebbe stato possibile senza la bella comunità nata attorno al sito hookii.org e bisogna sempre essere grati per le belle (e rare) comunità che internet sa ancora regalarci.

 

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