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Rubriche di Ex Machina

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Rubriche di Ex Machina

L’inferno sono le bolle

L'inferno sono le bolle

Francamente, per quanto amiamo il nostro orticello, pensiamo che non ci si possa limitare alla sua coltivazione e che ognuno debba almeno provare a dare il proprio contributo alla crescita dell’ecosistema videoludico. Ogni mese, rilanceremo i contenuti e gli articoli più interessanti prodotti in Italia. Perché se c’è qualcosa che Kojima ci ha insegnato è che nessuno si salva da solo e non c’è opera culturale più importante che quella di tessere legami. 

Pong. Dialoghi antisocial

Una discussione su un tema collegato al mondo videoludico ma senza vincoli tematici particolari. Una discussione che può essere piuma cooperativa o fero agonistico. Vanno bene entrambe, non è questo il punto. Il punto è prendersi tutto il tempo per riflettere in profondità, prendersi quanto più spazio possibile per estendere le proprie argomentazioni, essere generosi e prodighi di chiarimenti, disponibili a sforzarsi per capire al meglio le parole altrui e pazienti nell’aspettare le risposte. In pratica tutto ciò che il logorio della vita social non permette.

Non esiste il metagame

Il nostro scopo è far emergere il valore sociale del gioco e questa rubrica affonda nel cuore del nostro progetto. In realtà si tratta di una call to action, una ricerca di storie “intorno” al videogioco, quelle che crescono oltre le “meccaniche”, che travalicano i confini dello spazio angusto della programmazione, dove desideri e regole si mischiano e si sposano.

Raccontateci perché giocate a Crusader Kings solo per vedere l’Impero trasformato in una repubblica socialista; come avete creato, inavvertitamente, un culto religioso esplorando Shadow of the Colossus; come avete usato Assassin’s Creed in classe, perché grazie ai Pokémon siete diventati dei genitori migliori; che effetto fa partecipare a una manifestazione in GTA Online o ad uno spettacolo teatrale in RDR online.

Perché il videogioco è uno strumento speciale per la sua natura duplice. Non è sempre un gioco, spesso non è altro che un’attività nevrotica di completamento task proposti da un sistema automatizzato. Nello stesso tempo, però, può essere una grandissima occasione per far emergere uno dei significati più importanti del “giocare”: costruire un nuovo rapporto con se stessi e con gli altri.

Videogiochi e società

Esatto, questa rubrica si chiama proprio come una categoria di Trivial Pursuit e lo rivendichiamo con orgoglio. La sfida è semplice: raccontare i videogiochi fuori dalla scatola, non come un prodotto commerciale ma come un pezzo della nostra società, come un luogo dove si manifestano conflitti e ideologie, dove ci si confronta con problemi di natura politica, di costume, di battaglia culturale. Forse rischieremo di sovrainterpretare (uno dei nostri giochi preferiti, d’altronde) ma con la consapevolezza dell’importanza di raggiungere la bellezza che ci aspetta fuori dalla confortevole commodity zone.

Commenti: 1

  1. […] in common in our approach. One of our programmatic manifestos is called “There is no metagame” (available here). The central concept is that distinguishing between a “game” as a central, more meaningful […]

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